6 Buoni motivi per visitare Orosei, il paese nella Valle del Cedrino.

 

Mai come in questo periodo ci sono mancate le nostre abitudini, la nostra vecchia vita e la nostra libertà. Uscire, incontrarsi con gli amici al bar per bere un caffè o per un aperitivo, andare in palestra o farsi una scampagnata all’aria aperta, in mezzo alla natura. Ed è proprio in queste situazioni, quando queste libertà ci vengono a mancare che capiamo che nulla è scontato. E’ stata una lezione per tutti, per capire che la vita è una e dobbiamo goderne appieno quando ne abbiamo la possibilità. Per questo, il nostro nuovo mantra d’ora in avanti, o per usare un modo più attuale per dirlo, il nostro nuovo hashtag, dovrà essere #mettersiinmovimento. Prendiamo la macchina e mettiamoci in viaggio, che la destinazione sia il mare o la montagna, oppure un piccolo paesino di cui magari abbiamo sempre sentito parlare ma che abbiamo sempre rimandato di visitare.  E’ chiaro che per chi vive in un’isola come la Sardegna, che condensa chilometri di coste meravigliose con un mare da sogno, parchi, catene montuose e deliziosi paesini, la possibilità di scegliere non manca! Oggi però vogliamo essere campanilisti e vogliamo fornirvi quelle che secondo noi sono delle buone ragioni per venire a visitare il paese di Orosei. Le motivazioni sarebbero tante, ma noi le “sintetizzeremo” (si fa per dire!)  in 6 buoni motivi per visitare questo piccolo paese adagiato nella valle del Cedrino.

1. Mare:

Spiaggia di Osalla vista dal Nuraghe Gulunie

Con i suoi 20 km di costa, Orosei è un’ottima destinazione balneare. La sua costa vi offre vari scenari, da spiagge immense e selvagge come quelle di Marina, Su Barone e Su Petrosu, a coste frastagliate con bianche calette di granito dalla sabbia finissima, come le località di Cala Liberotto, Cala Ginepro e Sa Curcurica. Da non perdere assolutamente, se si visita Orosei è la paradisiaca Oasi di Bidderosa, chiamata anche la “Caraibi sarda”, 5 calette bagnate da un mare cristallino, che fanno da cornice ad un parco naturale di 860 ettari: boschi, macchia mediterranea, uno stagno con delle aree di bird watching, sentieri tracciati dove si possono fare delle escursioni e passeggiate… Questo è quello che potrete trovare se decideste di visitare questo piccolo angolo di paradiso.  Da Orosei partono inoltre delle escursioni in barca alla volta dell’omonimo golfo, che ospita tra le cale più belle del mondo, come le famose Cala Mariolu, Cala Goloritzè e Cala Luna.

 

2. Montagna:

Sa Petra Istampata

Il paese di Orosei sorge alle pendici del Monte Tuttavista, compreso tra il territorio di Galtellì e quello di Orosei. Questo massiccio calcareo fa da cornice a quello che forse è il romanzo più famoso della scrittrice Grazia Deledda, Canne al vento. Dalla cima del Monte Tuttavista, la cui punta raggiunge gli 806 metri, possiamo godere di una vista bellissima dei territori della Baronia e del Golfo di Orosei. Una vista che lascia letteralmente senza fiato e per cui vale la pena affrontare la salita. Qui possiamo ammirare anche la bellissima statua bronzea del Cristo, dall’artista madrileño Pedro Angel Terron Manrique. La scultura è alta dodici metri ed è una riproduzione della statua lignea del santissimo Crocifisso ospitata nell’omonima chiesa di Galtellì. Grazie alla simbolica presenza, il Tuttavista, è meta di pellegrinaggi per chi intenda meditare in un luogo isolato a contatto con la natura, lungo un affascinante cammino che scala le sue pendici. (Sardegnaturismo.it). A 635 mt s.l.m possiamo ammirare poi un’opera scolpita dalla natura, Sa Petra Istampata, formatasi grazie all’erosione del vento, che ha creato un foro nella roccia di circa 20 metri di diametro e che offre una vista panoramica del sud della Baronia. Da questo foro nasce il nome, Sa Petra Istampata, che si può tradurre con “ La Pietra bucata”.

 

3. Borgo e centro storico di Orosei:

Chiesa di Sant’Antonio Abate

Il centro storico di Orosei è forse uno dei meglio conservati in Sardegna. Camminando lungo le viuzze del centro, abbiamo la sensazione di fare un viaggio indietro nel tempo, quando quelle viuzze erano percorse da donne in abiti tradizionali sardi, che si recavano magari con le brocche a prendere l’acqua alla fontana in piazza, uomini in abiti da lavoro che si accingevano ad andare a lavorare in campagna e bambini che giocavano e correvano indisturbati lungo le vie, al tempo percorse solo da buoi, cavalli o asini. Passeggiando lungo i vicoli possiamo ritrovare esempi di cortili, cosiddetti alla campidanese, dove le varie stanze della casa si sviluppavano tutte intorno al cortile principale, in modo da rendere la casa il più funzionale possibile alla vita contadina del tempo. Ciò che ci stupirà, è la frequenza con cui incrociamo le Chiese lungo il centro storico. In passato il paese contava ben 27 chiese, di cui 9 scomparse definitivamente, 5 in rovina e 13 ancora aperte al culto. Questo testimonia quanto l’aspetto spirituale e religioso fosse fondamentale nella vita della piccola comunità baroniese. Da non perdere, se si visita il centro storico, è il complesso di Sant’Antonio Abate, il complesso architettonico dove più si respira il clima del medioevo, per le strutture ancora in esso  All’interno troviamo la Chiesa, di impianto romanico, dedicata a Sant’Antonio Abate, una torre dell’epoca pisana e le cosidette cumbessias, ora delle piccole case ancora in parte abitate dalle persone povere del paese, ma che in passato ospitarono prima un ospedaletto francescano e successivamente un brefotrofio. Un altro edificio che vale la pena di visitare (accompagnati da una guida) è la Preione Vetza (la prigione vecchia), situato nel cuore dell’antico rione di Palathos Vezzos, che spicca per imponenza tra i monumenti dell’architettura civile. La costruzione della Preione Vetza è da farsi risalire probabilmente ad epoca pisana, anche se le fonti letterarie iniziano a citarlo esplicitamente solo a partire dal sec. XIV. Si ipotizza che in passato fosse un castello giudicale, parte di un sistema difensivo posto lungo la linea di demarcazione fra il Giudicato di Gallura e quello di Cagliari; ma le dimensioni ridotte dell’opera fortificata fanno pensare però, più che a un castello, alla sede di un’istituzione pubblica, la Curia Regni di epoca giudicale.  Successivamente, nel 1449 il castelletto venne adibito a prigione e con tale destinazione si conservò fino all’Ottocento.  La storia del paese di Orosei è molto interessante, e per questo si consiglia di visitarne il centro storico con un tour guidato: https://www.andaliatour.com/tours/il-centro-storico-di-orosei/

4. Aree Sic e Valle del Cedrino:

Area Sic Orosei

A qualche km dal centro di Orosei, avvicinandoci verso il mare, ci troveremo immersi in un’area paludosa, l’area Sic di Osalla. Quest’area, proprio per il suo caratteristico ecosistema e per la flora e fauna che ospita, è diventata un Sito di Interesse comunitario, da qui l’acronimo SIC. Il sito si caratterizza per la presenza del fiume Cedrino, che con le sue alluvioni ha dato origine all’arenile di Osalla, incorniciato da una vasta e bellissima pineta che si sviluppa per chilometri. Si può accedere all’area in macchina (numero contingentato), a piedi, in bicicletta,  oppure è possibile fare delle emozionanti e romantiche escursioni a cavallo al tramonto o all’alba. Insomma, vale la pena immergersi in quest’area naturale, anche semplicemente per respirare l’aria marina o riempirsi gli occhi con la bellezza della laguna al tramonto.

 

 

5. Cibo e tradizione culinaria:

Maccarones de Busa (foto di Luca Peddio)

Visitare e conoscere un luogo significa farlo anche attraverso il suo cibo e le sue tradizioni culinarie e Orosei non manca di certo di piatti tipici golosi da provare, riproposti in chiave più moderna o secondo le ricette originali tramandate di madre in figlia, ma sempre nel rispetto della genuinità dei sapori di una volta. Si tratta ovviamente di piatti della tradizione contadina o pastorale, i cosiddetti “piatti poveri”, preparati con quello che il territorio poteva offrire, ma ricchi di gusto e sapore. Si spazia dai piatti a base di carne, come s’ossica, un piatto composto di carne di maiale con contorno di fave o patate, la pecora in cappotta, l’immancabile maialetto arrosto, la purpuzza (ripieno della salsiccia fresca condito con spezie) spesso accompagnata con crema di melanzane arrosto, ai piatti a base di pesce, come lo zimino, a contorni preparati con un misto di erbe spontanee, come s’Irvuzzu, fino ad arrivare all’ampia varietà di prodotti legati alla lavorazione della farina, dalla pasta fresca (con i maccarrones de busa, de punzu, ravioli di ricotta dolci e salati) al pane (pane carasatu, pane lentu, cocone lenta ecc). Insomma ce n’è per tutti i gusti e per tutti i palati! A propostito dei maccarones de busa , per chi si volesse cimentare in cucina, riportiamo in calce all’articolo, la ricetta di Luca Peddio dell’azienda artigianale Pasta&Pasta.

6. Tradizioni e Feste: Quale momento migliore per visitare un paese o una città di quello in cui tutto si anima e si colora in occasione di una festa tradizionale?! Ad Orosei ci sono varie festività durante l’anno molto sentite e partecipate da tutta la popolazione locale e non solo.

Falò di Sant’Antonio

-Festa di Sant’Antonio Abate o de S’Ocu: Il giorno sedici, del mese di Gennaio, in molti paesini della Sardegna, si ripete il rito dell’accensione dei falò cerimoniali in onore di Sant’Antonio. Secondo la leggenda, il santo, avrebbe rubato il fuoco dall’inferno per poi donarlo all’umanità. Anche ad Orosei, il pomeriggio del 16 gennaio, nel già citato cortile di Sant’Antonio Abate, viene acceso un gigantesco falò in onore del santo. A partire dal giorno dell’epifania, gli abitanti del paese iniziano a raccogliere legna (lentischio, cisto, corbezzolo, rosmarino, rami d’ulivo, pino e cipresso), che ammucchiano all’interno del  cortile, dove, accanto alla torre, è stato in precedenza piantato un alto palo di cipresso (su pirone), che il giorno della festa viene decorato con una croce di arance in cima. Dopo la benedizione del sacerdote la catasta di legna viene accesa e la folla presente inizia a compiere tre giri rituali intorno al fuoco, in senso antiorario. In passato i ragazzi più intrepidi, sfidando le prime fiamme, si arrampicavano velocemente sul palo centrale per conquistare le arance. All’interno delle stanzette il comitato distribuisce vino, caffè e soprattutto il dolce tipico di questa festa: su pistiddhu (dolce a base di farina, miele e aromi naturali) e su pane nieddhu (farina, miele, lievito e sapa).

 

 

Festa Santa Maria del Mare

Un’altra festa molto sentita dagli oroseini è la Festa di Santa Maria ‘e Mare, una manifestazione che si tiene normalmente l’ultima domenica di Maggio. Ogni anno moltissimi visitatori raggiungono Orosei per poter ammirare questa cerimonia che incanta tutti per la sua bellezza, i suoi colori e la sua unicità. La mattina della festa, in Piazza del Popolo, si dà il via a sa muttatura delle barche dei pescatori, che vengono adornate di fiori colorati, rendendole maestose ed eleganti. Le barche così abbellite, verranno utilizzate poi per accompagnare la Santa in processione lungo il fiume Cedrino fino ad arrivare alla chiesetta di Santa Maria del Mare, che si trova sulla la foce. Alla processione partecipano anche gruppi in costume tradizionale, oltre ad una folla di fedeli che invece seguiranno il corteo a piedi lungo l’argine del fiume. Una volta che la santa viene accompagnata nella chiesetta, si svolge la messa cerimoniale, e, a fine messa, è tradizione distribuire dei deliziosi panini con polpo e un bicchiere di vino all’esterno della Chiesa.

Molto partecipata, soprattutto perché si tiene a luglio, in piena stagione turistica, è la Festa di San Giacomo, patrono di Orosei. Una settimana di festeggiamenti, che comprende riti religiosi e civili, organizzata dalla leva dei trentenni, con il patrocinio del Comune di Orosei, in un mix di tradizione e divertimento che animano l’estate oroseina. Settembre è invece il mese della festa della Madonna del Rimedio, celebrata canonicamente la seconda domenica di Settembre. La Madonna del Rimedio, è oggetto di profonda venerazione, come testimoniano i numerosi ex voto conservati nel santuario a lei dedicato. Il santuario campestre della Madonna del Rimedio, è costituito da 87 cumbessias, dette lozas in dialetto, piccole casette situate intorno alla chiesa, che ogni anno ospitano i devoti per 2 settimane e che saranno teatro di una vera e propria vita famigliare. Il calendario della Madonna del Rimedio è ricco di celebrazioni religiose e civili, che attrae fedeli e laici in un contesto di devozione ma anche di festa e convivialità.

Una menzione particolare meritano poi le celebrazioni per Sa Chita Santa, (la Settimana Santa) di Pasqua, che ad Orosei, come in altre parti della Sardegna, prevede dei riti liturgici e paraliturgici molto toccanti e suggestivi, che si tramandano da secoli e che ogni anno richiamano migliaia di visitatori.

Ecco, questa è la nostra personale lista dei “6 buoni motivi per visitare il nostro piccolo borgo”, ce ne sarebbero molti altri ma il nostro vuole essere solo un incentivo, un solletichìo alla vostra curiosità, a voi scoprire gli altri!  😉

Ricetta dei “Maccarones de Busa”

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